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Trailer

 

Sinossi

Uno sguardo insolito sul mondo dei graffiti attraverso la storia di Sandro, in arte Kenzo144. Il passaggio dai graffiti illegali a quelli legali ed i danni stimati per 300'000 franchi che pesano sulla sua vita. Un viaggio in questa cultura difficile da penetrare e definire, che si concluderà con la realizzazione di un sogno: dipingere nel Bronx con alcuni dei writer che dipingevano la città di New York negli anni 70.

 

Durata: 1.22

SANDRO KENZO144

 

Il momento dell'arresto preventivo, e in particolare il periodo di detenzione e tutto quello che ne è conseguito, ha cambiato drasticamente la mia vita.

Grazie alla realizzazione del documentario La tua casa è la mia città ho potuto ragionare sulle mie azioni, sulle motivazioni che mi hanno spinto a fare graffiti e su cosa ho fatto in tutti quegli anni.

 

Questa riflessione mi ha fatto capire che, per quanto mi riguarda, non vale più la pena di dipingere illegalmente e per me è iniziato un nuovo periodo della vita in cui lavorare in piena legalità.

 

Magari c’è chi pensa che un writer non può essere economista, dottore o quant’altro di professione. In parte credo ci sia la convinzione che chi fa graffiti è automaticamente un nullafacente. D’altro canto è perché non si riesce a comprendere come sia possibile conciliare attività tanto distanti fra loro.

Nel mio caso, il mondo del writing non è legato alla mia professione di architetto. Penso però che esiste un punto in comune: entrambe le discipline formalizzano delle riflessioni sullo spazio pubblico e sulla società.

 

Sono convinto che il film non abbia fatto bene solo a me ma possa essere uno spunto positivo anche per il movimento del writing e una proposta di riflessione per la nostra società. Questo, soprattutto in funzione del fatto che in Ticino gran parte della popolazione non sa distinguere una tag da un messaggio d’amore o da un cassonetto bruciato.

 

Infine va detto che non avrei mai accettato di essere il protagonista del documentario se non fosse stato il mio amico “Pelle” [ndr. Andrea Pellerani] a propormi il progetto. Chiaramente, la fiducia che ci lega è alla base di La tua casa è la mia città.

 

Sandro Thoma, ottobre 2012.

 

KENZO144 GRAFFITI E STYLE

Intervista a cura di Gaia Regazzoni Jäggli.

Adattamento del testo tratto dal libro graffiTI (Salvioni Edizioni, 2012).

 

 

Cosa sono per te i graffiti?

KENZO144: Per me sono una forma di comunicazione primordiale. I “graffiti” esistono fin dagli albori della storia umana e si manifestano con l’incisione su pietra di simboli, scritte e disegni. Il “writing”, come dice il termine stesso, è invece scrittura e nasce dal concetto di scrivere il proprio nome in uno spazio pubblico. Nel tempo si è sviluppato in una forma di espressione urbana comunemente conosciuta come “graffiti” che non comprende più solo scritte ma anche disegni di paesaggi, personaggi e altro.

 

Qual è il significato della tua tag?

KENZO144: La mia tag non ha un significato particolare. È il risultato di una composizione di lettere. Le lettere di un pezzo sono alla base dello stesso e quindi è inevitabile confrontarsi con queste. Io le incastro di volta in volta in modo che abbiano una logica a tre livelli: ogni singola lettera, ogni lettera in relazione alle lettere vicine e, chiaramente, il pezzo complessivo.

 

Cosa significa dipingere con la bomboletta?

KENZO144: La bomboletta è composta da tre parti principali: il contenitore della vernice, una valvola e un tappino (cap). Tramite pressione sul cap si sblocca la valvola e si permette alla vernice di fuoriuscire. Un pezzo tecnicamente ben eseguito implica la conoscenza pratica della pressione della bomboletta, dei tappini (dallo spruzzo sottile o largo) e della vernice presente nella bomboletta. Un pezzo è innanzitutto un disegno mentale (Style), composto da linee o contrasti che formano le lettere. La realizzazione tecnica è il modo di tradurre in realtà un disegno mentale.

La tecnica non è niente senza Style.

 

Quanto è importante condividere il tuo lavoro con gli altri writer?

KENZO144: È fondamentale. Il writing è fatto in primo luogo di condivisione, anche se in parte è competitiva.

 

Il tuo pensiero sul writing?

KENZO144: È una vera e propria espressione culturale.

 

Consideri i tuoi graffiti espressioni artistiche?

KENZO144: Il giudizio lo lascio all’osservatore. Io non faccio graffiti in quest’ottica.

 

 

 

© Gaia Regazzoni Jäggli / Salvioni Edizioni 2012.

Graffiti in musica

 

La musica che abbiamo creato per La mia casa è la tua città ingloba vari elementi

fra cui principalmente il fascino per il territorio ed il paesaggio che sono teatro e fonte d'ispirazione per la creazione dei graffiti. La musica coglie molte influenze del genere trip-hop, ma non si lega ad uno stile definito.

Come avviene quando si dipinge un graffito, anche la nostra composizione vuole lasciare spazio all'improvvisazione e al momento.

Dai luoghi del graffito, la musica assorbe suoni, colori, luci e sensazioni trasmettendo un'estetica molto forte ed incisiva, che è forse la ragione predominante che spinge l'occhio ed il talento di un giovane come Sandro a disegnare sulle pareti.

La musica inizialmente ci sorprende con una meraviglia di colori e sensazioni, portandoci successivamente all'impatto con la realtà, o meglio quando Sandro sceglie la via del compromesso e del graffito legale.

 

 

 

 

Biografia

 

Matteo Taheri: Nato a Zurigo e cresciuto a Lugano, Matteo Taheri ha studiato violino e composizione alla Musikhochschule di Lucerna, perfezionandosi successivamente al Conservatorio di Amsterdam e all' Accademia di Cinema e Televisione Olandese (NFTVA) dove nel 2009 consegue il diploma di Master in Composition for Drama con menzione speciale.

Nello stesso anno fonda la Pastelle Music assieme a Niels Hahn ed inizia a svolgere un'intensa attività di produzione di colonne sonore per film, documentari, pubblicità ed installazioni multimediali.